Tita Da Pieve: "10 anni col Sant'Antonio, la squadra del mio cuore"

08.03.2017 10:41 di Redazione TuttoPordenone  articolo letto 535 volte
Fonte: Gazzettino di Pordenone - Cristina Turchet
Tita Da Pieve: "10 anni col Sant'Antonio, la squadra del mio cuore"

Ha superato, da un turni, il ragguardevole traguardo delle 300 panchine con una sola società. Si è dunque meritato in pieno l’appellativo di sir Alex Ferguson di casa nostra.

Parliamo di mister Attilio, “Tita” per tutti, Da Pieve. Nell’ultima domenica di febbraio, come detto, ha fatto “bingo”: 10 anni nel medesimo club che - nel frattempo - ha cambiato nome (da Sant’Antonio Porcia a S.A. Porcia).

Figura dalle mille sfaccettature: uomo simbolo dei nerorancio e della loro rinascita. In due lustri, li ha riportati agli “antichi fasti” usando – come si suol dire – bastone e carota. Dalla Seconda all’attuale Promozione con salti di categoria fatti pure di seguito.

Comunque sempre nei quartieri alti. Portiere quasi per caso “mi piaceva giocare fuori, ma è capitato che nessuno volesse mettersi tra i pali. Mi sono offerto e da allora non ho più cambiato ruolo”.

Inamovibile in porta e cambi centellinati pure sul fronte delle maglie societarie. Non ha mai militato a Porcia (suo paese natale che l’ha riabbracciato solo da condottiero in panca), ma ha vestito i colori dell’Udinese con la trafila delle giovanili e apparizioni nella squadra maggiore “allora in C – ricorda – ma non ho mai esordito in campo”.

Dal bianconero delle Zebrette ai Ramarri del Noncello (Pordenone) per poi passare sulla sponda del Livenza (Sacilese). E da protagonista tra i pali nel cuore gli rimangono soprattutto “i 9 anni con il neroverde del Pordenone. Non potrebbe essere altrimenti”.

Diverse, invece, le tappe da tecnico prima di “fermarsi a casa”. In ordine sparso ci sono Sacilese (dove ha cominciato la nuova avventura), Azzanese, Fontanafredda, Don Bosco, Pordenone e Gornas. Cosi, riavvolgendo il film dei ricordi - una lunga pellicola per davvero – il sergente di ferro per antonomasia ha bene impresso “il salto dalla Prima alla Promozione, arrivato subito dopo quello fatto dalla Seconda alla Prima. Si è trattato di un balzo inaspettato, e per questo esperienza davvero indelebile”.

Il tempo vola, e se a bocce ferme oggi come oggi cancellerebbe “qualche passaggio sbagliato nella gestione della stagione in corso”, non ha difficoltà a indicare i paladini che gli sono rimasti nel cuore.

Sono tanti i giocatori che mi hanno dato qualcosa. D’altra parte in 30 anni da mister, sarebbe davvero un flop se così non fosse”.

“E’ vero però – rimarca – che, senza voler fare torto ad alcuno, su tutti metto Erick Cecchetto, Paolo Gaiarin e, ovviamente, il baluardo Daniele Bellese che ha appeso le scarpe al chiodo. Ragazzi che, con modi e caratteristiche diverse, hanno dato tanto. Hanno lasciato il segno, perché non sono stati, né saranno mai, solo giocatori. Sono leader fuori e dentro dal campo”.