Mondiali di Dragon Boat Venice 2017: Le donne in rosa amareggiate

Pagaie alzate in segno di protesta: «Neanche la malattia e le sofferenze hanno tolto alle donne in rosa la dignità e il rispetto come oggi invece sono riusciti a fare gli organizzatori di Venice 2017»
06.09.2017 21:00 di Daniela Acciardi  articolo letto 1607 volte
Mondiali Dragon Boat
Mondiali Dragon Boat

I Mondiali di Dragon Boat Venice 2017 sono iniziati e proseguiranno fino a venerdì 8 settembre, ma la prima gara dedicata alle donne in rosa non ha avuto luogo a causa della bassa marea.

Se nulla è possibile contro i capricci della natura, l’organizzazione è riuscita a dare il colpo di grazia, nonostante la giornata fosse iniziata con il massimo entusiasmo.

La squadra pordenonese della Scuola Nazionale Libertas di Canoa accompagnata da Mauro Baron e da diversi sostenitori giunge carica di aspettative nel capoluogo veneto, accolte con grande affetto dalle squadre avversarie già presenti in loco. Solidarietà e spirito di gruppo sono state le parole d’ordine a terra, anche se, da atlete serie quali sono, una volta «sul dragone nessuna pietà», si erano giurate.

La tanto attesa sfida purtroppo non avrà mai luogo. La delusione sarebbe stata accettabile, senonché l’organizzazione, dopo aver sospeso le gare per le altre categorie, propone alle donne in rosa di correre comunque. Grande l’indignazione delle donne che hanno ritenuto offensiva la proposta di gareggiare su un campo di gara impraticabile per gli altri atleti… ma questo sarebbe stato solo l’inizio.

Le squadre di donne in rosa si sono presentate sul molo con le pagaie alzate in segno di protesta. Ma, una volta giunte sul posto altre spiacevoli sorprese hanno accresciuto l’amarezza. I giudici erano assenti, il personale di sicurezza che avrebbe dovuto scortarle alle imbarcazioni non c’era, le telecamere del fotofinish e il maxischermo su cui gli spettatori avrebbero dovuto seguire la gara in diretta non erano più in funzione.  

Anche i giornalisti e la televisione stavano facendo i bagagli e non erano stati avvertiti che ci sarebbe stata quell’ultima gara. Persino i dragoni erano stati portati chissà dove!

A quel punto non hanno avuto scelta: si sono rifiutate di salire in barca.

«Neanche la malattia e le sofferenze hanno tolto alle donne in rosa la dignità e il rispetto come oggi invece sono riusciti a fare gli organizzatori di Venice 2017» ha detto qualcuna suscitando l’approvazione unanime di tutte le altre presenti.

Al di là dell’aspetto puramente agonistico, in ogni caso di alto livello poiché molte delle donne operate al seno facevano parte anche di equipaggi senior in gara, l’assenza della parte mediatica ha fatto scaturire oltremodo lo sdegno delle atlete. L’importanza della gara consisteva soprattutto nel messaggio di coraggio e di speranza per tutte le altre donne, che fin troppo spesso si abbandonano alla malattia senza lottare e arrivano persino a provare vergogna della propria condizione.

Il presidente Andrea Bedin si è prontamente scusato per l’accaduto, riconoscendo alle donne in rosa il rimborso (parziale) della quota di partecipazione, ma non saranno certo i soldi a ripagare le donne-atlete per l’offesa subita.