Pordenone Calcio: il letargo del Ramarro

25.02.2020 09:45 di Redazione TuttoPordenone   Vedi letture
Fonte: Il Gazzettino di Pordenone - Dario Perosa
Pordenone Calcio: il letargo del Ramarro

Il ramarro, quello vero, esce dal letargo generalmente a marzo. Manca poco quindi, stando ai trattati di zoologia, all’auspicabile risveglio dei neroverdi. Metafore a parte, riesce difficile ignorare il periodo di scarsa redditività di De Agostini e compagni in questi ultimi due mesi invernali. Ora resta da vedere se il rendimento più rispecchiante l’effettivo valore della rosa a disposizione di Attilio Tesser sia quello fornito nel girone di andata chiuso al secondo posto o quello esibito nelle prime sei giornate del girone di ritorno durante le quali i neroverdi hanno incassato appena due miseri punticini.

La verità, come al solito, sta nel mezzo. Più volte, in tempi non sospetti, quando il Pordenone stava riscuotendo l’ammirazione di tutta l’Italia calcistica, abbiamo ricordato la valutazione che gli esperti avevano dato al roster neroverde prima dell’inizio del campionato. La rosa a disposizione di Tesser veniva valutata al penultimo posto, davanti solo a quella del Trapani. Non potevano aver preso tutti un grosso abbaglio e il ridimensionamento in atto sembra ridare loro ragione.

Altrettanto spesso è stato sottolineato il valore del lavoro fatto da Tesser e dal suo staff nel corso dell’anno e mezzo della loro gestione caratterizzati dalla promozione in serie B e dalla conquista del platonico titolo di vicecampioni d’inverno lo scorso dicembre. Nemmeno il maestro però può fare miracoli. E’ bastato che alcuni degli alfieri più carismatici della grande cavalcata tirassero un po’ il fiato per vedere ridimensionato l’intero gruppo. Due esempi su tutti: De Agostini non è un robocop dall’energia inesauribile, né si può pretendere che Burrai sia sempre e comunque metronomo e regista intelligente dai piedi fatati. Non si poteva nemmeno pretendere che Pobega e Ciurria (complessivamente più che positivi) mantenessero sempre rendimenti altissimi. Davanti poi l’assenza di un bomber da doppia cifra era nota. La necessità di rinforzare l’organico con elementi di sicuro rendimento se si voleva effettivamente mantenere le posizioni di vertice era evidente. Ciò che appare strano è il fatto che queste valutazioni erano state fatte anche nella stanza dei bottoni. Eppure si è voluto invece puntare su elementi provenienti da esperienze a dir poco contradditorie come Gasbarro, Tremolada e Bocalon. Solo quest’ultimo ha avuto un guizzo (per altro ininfluente) a Benevento firmando il gol della bandiera nell’1-2 subito dai ramarri.

Troppo poco, almeno per il momento, per rivitalizzare l’affannato ramarro. Pronti e speranzosi di doverci ricredere.