Careri, quando la maglia vale più di un ginocchio
Non può ancora dirsi salvo il Pordenone, il 23 e il 30 maggio sarà impegnato nella gara di andata e ritorno dei play out, e solo allora arriverà il verdetto finale. Ma oggi i neroverdi hanno compiuto l’impresa, la conquista appunto degli spareggi, che ha condannato alla retrocessione diretta all’Albinoleffe.
Protagonista del match, colui che ha messo uno dei più importanti gol della stagione, Maracchi. Ma con lui è spiccato un altro nome, quello dell’estremo difensore Gianni Careri.
E’ normale che le imprese dei portieri, con la mentalità vigente, rimangano sempre più in sordina rispetto a quelle di chi riesce a segnare, ma oggi è giusto esaltare anche ciò che ha fatto Careri. Non solo i soliti miracoli cui sono abituati i tifosi friulani, ma, per l’ennesima volta, il bolognese ha dimostrato quanto tiene alla maglia: due minuti dopo dall’ultimo cambio effettuato da mister Rossitto, il portiere si fa male (a seguito di uno scontro di gioco con Momentè), e si rende necessario l’intervento dei sanitari. Il “Bottecchia” è gelato, i suoi compagni non guardano verso di lui, il tecnico ha le mani nei capelli, i medici fanno il tutto per tutto: Careri si rialza, ma cade a terra con un ginocchio dolorante. Chiede di uscire? Assolutamente no, chiede allo staff competente di aumentare la fasciatura, e continua a difendere i pali della porta ramarra, seppur zoppicando. Stoico, eroico, gli aggettivi si sprecano.
Un esempio da far vedere nelle scuole calcio, ma, talvolta, anche a chi guadagna più di Careri (o a qualcuno pari categoria) che per molto meno, magari per mancanza di voglia o capriccio, fa le bizze.
