Cosenza-Pordenone, i Ramarri visti da Perosa
I titoli di coda della diretta dal San Vito Marulla scorrono sulle immagini dei 9 coraggiosi supporters neroverdi che si abbracciano in mezzo a 10 mila cosentini. Il Pordenone è fra le quattro migliori d’Italia in Lega Pro (promosse escluse).
Sarà Parma-Pordenone una delle due semifinali che si giocheranno a Firenze dal 13 giugno. I ducali hanno ripetuto a Lucca il 2-1 già confezionato al Tardini. Ai ramarri è bastato il gol realizzato al 98’ di gara uno al Bottecchia con il Cosenza. In gara due i ragazzi di Tedino si sono limitati a controllare i rossoblù con un atteggiamento estremamente accorto che a tratti si è trasformato un catenaccio vecchia maniera.
Non una gara spettacolare, ma come sosteneva il Machiavelli il fine giustifica i mezzi. L’altra semifinale sarà Reggiana (2-0 al Livorno dopo il 2-1 di gara uno) contro Alessandria che ha eliminato ai rigori il Lecce dopo il doppio pareggio. Tedino ripropone la difesa a 5 di gara uno con Buratto al posto dello squalificato De Agostini e con il solo Arma (poi Padovan) avamposto in territorio nemico.
De Angelis punta invece su di un 4-3-3 poco esplosivo. Sono diecimila (dati ufficiali) i presenti al Marulla ad attendere i neroverdi e a godere della musica dal vivo del pre-gara. Quando Stefani e compagni escono dal tunnel li accoglie una selva di fischi e viene srotolato uno striscione: “Benvenuti all’inferno”. Più fumo che arrosto. Il pubblico della Bruzia è fondamentalmente sportivo e l’inferno cosentino è da austerity. Esaurita la carica iniziale i rossoblù soffrono il cocktail di melassa e cloroformio preparato da Tedino. I ramarri fanno densità ai limiti dell’area e contengono senza fatica gli sforzi di Letizia e compagni.
Festeggiano i ramarri che rientreranno in treno oggi. Arrivo alla stazione di Pordenone verso le 20.30. Pronti a ripartire per Firenze. Festeggiano i ramarri che rientreranno in treno oggi. Arrivo alla stazione di Pordenone verso le 20.30. Pronti a ripartire per Firenze.
CHI PIU’
POPOLO ROSSOBLU – Tanto rumore per nulla. Si è scritto e detto tanto sul clima da tregenda che aspettava i ramarri al san Vito Marulla. Nulla di tutto ciò. I tifosi della Bruzia, a parte qualche fischio accettabile, si è limitato a sostenere i suoi beniamini dall’inizio alla fine. Complimenti sono arrivati anche dal presidente neroverde Mauro Lovisa e dal tecnico Bruno Tedino.
MARCHI – Il migliore dei tre centrali che hanno limitato al massimo gli avanti di De Angelis. Spesso abbiamo esaltato Cattaneo, Berrettoni, Burrai e Stefani (che sarà out per squalifica contro il Parma), ma se i neroverdi sono arrivati alle final four una larga fetta di merito è sua.
TOMEI – Matteo non ha fatto interventi eccezionali, ma ha dato sicurezza al reparto arretrato ed è stato sempre puntuale e tempestivo sulle palle alte spiovute verso l’area naoniana.
TEDINO – Definito da tutti mister votato all’attacco. Al Marulla Bruno ha confermato che i successi del Pordenone partono dalla difesa e dai difensori che sanno fare il loro mestiere e quando serve anche quello dei colleghi più avanti.
CHI MENO
ARMA – Dispiace inserire ancora una volta il maghrebino (e la religione non c’entra) fra i meno produttivi. Questa volta non è forse nemmeno tanto colpa sua, costretto a fare l’avamposto solitario nel territorio nemico. Sfortunato per l’infortunio.
PADOVAN – Come il collega più illustre che ha sostituito in chiusura della prima frazione.
