Il "male oscuro” dei ramarri - L'editoriale di tuttopordenone.com
Qual è il male oscuro che affligge i ramarri e li relega all'ultimo posto della Lega Pro? Sarebbe troppo facile rispondere che sono semplicemente scarsi. Ma non la pensiamo così.
Certo, il Pordenone non è squadra di vertice. Ma i valori tecnici non sono apparsi inferiori a tanti avversari che pure hanno avuto la meglio sui neroverdi.
E allora? Allora, forse, il male oscuro dei ramarri si chiama mancanza di personalità, di carattere.
Una fragilità che si percepisce da certe giocate, specie in difesa, da certa insicurezza collettiva che, prima o poi, nel corso dei 90 minuti imbriglia la squadra. E la blocca mentalmente.
Detto in parole povere: proprio quando bisognerebbe tirare fuori le palle, i ramarri appaiono invece smarriti. Difetta la capacità di mantenere la tensione e la concentrazione sempre alte.
Un gap psicologico, alimentato dall'oggettiva inesperienza, che ha un suo risvolto concreto: la squadra si sfilaccia, si allunga, perde compattezza.
Ciò che manca è insomma l'autostima. E la sfortuna di questa prima frazione di campionato non ha aiutato a trovarla.
Poi ci sono i problemi oggettivi. Una difesa che ne ha presi tanti, un attacco che ha segnato pochino, un centrocampo che fatica a creare trame di gioco convincenti. Ma tali carenze (in attacco buone notizie, peraltro, dalla coppia Zubin e Maccan) derivano appunto, a nostro parere, più dalla condizione mentale che da lacune tecniche.
L'impressione è che basterebbe un'iniezione di fiducia, una scintilla per liberare i ramarri dalla gabbia della sfiducia e dell'alone negativo che li avvolge.
Detto questo, se poi a gennaio arrivasse qualche rinforzo di esperienza e qualità, specie in mezzo al campo, sarebbe manna dal cielo. Anzi, dal portafoglio di Lovisa.
Alberto Parigi
