Maccan - Lovisa: storia di un divorzio
Manca solo l’atto formale, le firme davanti al notaio. Il matrimonio tra il Pordenone ed Ezio Maccan (uno dei soci di minoranza con il 10 per cento delle azioni) può considerarsi chiuso. E’ la parola fine di un rapporto incrinatosi già alla festa, fatta al centro "De Marchi", per il salto del Ramarro in Prima Divisione. Le ulteriori botte , a un bicchiere ormai all’orlo, sono arrivate quando il condottiero della cavalcata, Carmine Parlato, è stato dapprima riconfermato e poi disarcionato assieme a qualche suo fidato scudiero che lo ha seguito in terra patavina. Bicchiere scheggiato e crepe sempre più larghe. Il colpo finale è da far risalire all’indomani della retrocessione sul campo, di una squadra che - nel girone di ritorno - era riuscita a racimolare e una trentina di punti evitando il passo del gambero diretto. Non solo! Un gruppo che era riuscito a riempire il "Bottecchia" e farsi amare dal popolo neroverde che l’ha lungamente applaudita anche al momento della resa. Ventiquattro ore dopo , ben sapendo che la strada del ripescaggio era in discesa, dall’alto dello scranno arriva l’imput di far piazza pulita di tutti, ivi compresi Fabio Rossitto (il tecnico chiamato in corsa quando il Ramarro era ultimo, pure staccato) e Denis Maccan (capitano, goleador più prolifico dei neroverdi in C, protagonista principe della cavalcata trionfale nella stagione precedente coronata pure dallo scudetto cucito sulle maglie). Una politica mal digerita da Maccan, al di là del benservito al figlio Denis. Semmai l’uscita di scena del capitano ha solo fatto rompere gli indugi a uno che a calcio ha giocato facendo impazzire le difese avversarie, che è stato presidente – fondatore che ai valori di gruppo e amicizia ha sempre creduto. Non è da lui recitare il ruolo di yes man, tanto più per una passione.
