Pordenone Calcio: addio a Gastone Espanoli, dirigente gentiluomo
Non ce l’ha fatta a vedere realizzato il suo sogno: vedere il Pordenone in serie B.
Gastone Espanoli è morto ieri, antivigilia del match fra i ramarri e la Giana Erminio che potrebbe sancire la matematica promozione del Pordenone.
Gastone aveva 85 anni e aveva iniziato la sua avventura in neroverde come accompagnatore della prima squadra. Definirlo tale però era riduttivo già quando, nel 1983, contribuì a far arrivare al Pordenone di Sandro Pighin e Giuseppe Gregoris (in serie C2), Adriano Fedele, fresco finalista di Coppa Italia con il Verona.
Seguirono gli anni di Maurizio Zamparini, che intestò il pacchetto azionario al suo direttore generale Moreno Galletti (1986-88). Quando poi Zamparini cedette la società a Gigi Moras, Espanoli se ne andò perché non ci vedeva chiaro, lasciando i ramarri settimi in classifica.
Seguirono gli anni infausti di Bum-bum D’Antuono, nei quali il Pordenone finì addirittura in Prima Categoria (91-93).
Espanoli tornò in sella nel 1993 per favorire il passaggio della società da Bongiorno (che l’aveva rilevata dal fallimento) a Pierantonio Rigo ed Ettore Setten. Fu l’inizio della rinascita. Gastone, promosso direttore sportivo, contribuì fra l’altro a far arrivare a Pordenone Mauro Lovisa, che trascinò la squadra alla promozione in Eccellenza chiudendo la stagione da capocannoniere con 22 gol. Seguì la scalata in serie D nel1996 e il ritorno fra i professionisti nel 2002.
Quando poi Setten lasciò per andare a Treviso, la società fu rilevata da Lino Mungari. Ancora una volta Gastone non ci vide chiaro e lasciò di nuovo il club perché «chi semina vento raccoglie tempesta» e lui non voleva agevolare i seminatori, continuando da tifoso.
La camera ardente è stata allestita nell’abitazione di via Marrone 16 per volontà della moglie Dea Bianchi; i funerali dovrebbero tenersi martedì nella chiesa del Beato Odorico.
Domani i ramarri giocheranno anche per lui.
