Pordenone Calcio: Neroverdi, perchè tanto nervosismo?
Non sembra esserci cura per la pareggite neroverde.
A Fermo i ramarri incassano il quinto pareggio nelle ultime sei gare.
Non è certo ritmo da capolista. Al male ormai nemmeno troppo oscuro degli uomini di Leo Colucci se ne aggiunge un altro, l’incomprensibile e inaccettabile nervosismo che sembra aver aggredito la maggior parte della truppa neroverde.
Tanti proteste in campo, tanti cartellini gialli che alla fine incidono sul rendimento della squadra. Il fatto è che succede non solo e non tanto ai supposti pivelli, ma anche ai leader che dovrebbero insegnare con il loro esempio il comportamento di coloro che fanno una vita da mediano. Burrai è uno fra gli esempi più lampanti.
Al Recchioni è toccato a Mirko Stefani cadere nel tranello: una gomitata inutile e assurda rifilata a Sansovini per fermare il contropiede gialloblu. Con la sua esperienza Mirko avrebbe potuto trovare altri metodi per bloccare il potenziale pericolo.
La domanda è: se i ramarri sono tanto nervosi quando sono in testa, come saranno quando dovranno inseguire?
Quando le avversarie più quotate si sveglieranno?
Cosa induce i neroverdi a dare segni di esaurimento nervoso dopo appena un terzo di campionato?
Non certo Colucci che sembra sempre equilibrato. Né la critica spesso tanto benevola da essere di parte. E nemmeno il pubblico di casa o i venti coraggiosi che seguono il Pordenone anche nei luoghi più sperduti e lontani cantando e inneggiando dal primo all’ultimo minuto.
C’è bisogno di calma che, da sempre, è la virtù dei forti.
