Pordenone Calcio, Tedino fra i magnifici sette
Sono soltanto sette i tecnici confermati in tutta la Lega Pro. Bruno Tedino è uno di questi. Nel girone A per il momento conserva il posto anche Cesare Albè al quale il Giana Erminio ha affidato la panca nerazzurra per la ventitreesima stagione consecutiva. Un autentico record. Nel girone B hanno conservato il posto Paolo Indiani al Pontedera e Giuseppe Galderisi alla Lucchese. Nel girone C Roberto De Zerbi al Foggia, nonostante la sconfitta nella finale playoff con il Pisa, Gianluca Grassadonia alla Paganese e Alessandro Erra al Catanzaro. A queste conferme andranno ad aggiungersi quelle delle neopromosse Parma (Apolloni), Sambanedettese (Palladini), Siracusa (Sottil), Gubbio (Magi), Francavilla (Calabro) e Piacenza (Franzini) che hanno già ufficializzato il rinnovo della collaborazione con i propri tecnici. Tredici in tutto sulle previste 60 panche (visto che dovrebbero essere ripristinati i gironi a 20 squadre). Segno che le colpe delle mancate illusioni vanno ancora e sempre attribuite ai "condottieri". Mai ai combattenti. Meno ancora ai "governanti". Accolto con una certa diffidenza un anno fa dai frequentatori del Bottecchia (soprattutto la parte più datata che lo aveva già visto sulla panca neroverde nella stagione a cavallo fra il vecchio e il nuovo secolo), Tedino ha saputo conquistarsi la simpatia e la fiducia di tutto il popolo neroverde. Personaggio antimediatico per natura (una sola esibizione sopra le righe sotto lacurva neroverde al termina di gara uno con il Pisa all'Arena Garibaldi) non ha mai fatto appelli o strizzato l'occhio alle telecamere. Per lui ha parlato il solo lavoro sul campo. Nei giorni scorsi abbiamo saputo da una sua dichiarazione fatta a tuttomercatoweb.com che a stagione 15-16 ancora in corso era stato contattato da una società di serie B (non ha fatto il nome) e diverse di Lega Pro. Rivelazione fatta solo dopo il termine delle ostilità per non turbare l'impegno dei ramarri. Sigillato da un triennale Tedino ha voluto mantenere l'impegno nonostante i ponti d'oro che si aprivano davanti a lui. Scelta da gentiluomo. Altri non sono stati fermati nemmeno dai triennali. Se poi è vero (e non c'è ragione di dubitarne) che l'ingaggio non è stato nemmeno ritoccato, nonostante l'allargamento delle responsabilità a quelle di mercato), allora bisogna inchinarsi alla serietà dell'uomo. "La mia - ha spiegato Bruno - è scelta di cuore. Mi sento pordenonese e abito con la mia famiglia a quattro passi dal De Marchi".
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