Pordenone-Parma, dalle stalle alle stelle
“Comunque vada, panta rei”.
Così canta Francesco Gabbiani nel suo tormentone, pescando dal pensiero di Eraclito. Panta rei, tutto scorre. Vero, ma è altrettanto vero che tutto ciò che scorre lascia una traccia nella storia. La traccia che lascia il Pordenone in questi giorni, comunque vada, è destinata a restare a lungo, se non per sempre, nella storia neroverde e in quella della città.
DALLE STALLE – “Già essere al Franchi per le “final four” – diceva nei giorni scorsi Sergio Bolzonello, vicegovernatore regionale e tifoso numero uno dei ramarri – sarà una gioia per chi, come noi, ha vissuto gli anni bui della prima categoria”. Già, erano i primissimi ’90. Il Pordenone aveva esaurito la grande carica emotiva della promozione in C2 (78-79 con Caon presidente, Buffoni allenatore, Da Pieve, Flora, Dreolini, Mantellato e Vendrame in campo) e anche quella del settimo posto in C2 (87-88 con Galletti ad, prestanome di Zamparini, Fedele allenatore, Bullara, Birtig, e Gava sul rettangolo). Da quel prestigioso risultato le cose cominciarono a precipitare. La crisi economica regalò al ramarro il poco invidiabile record delle quattro retrocessioni in tre stagioni (complice la ristrutturazione dei campionati regionali con l’inserimento del torneo di Eccellenza): dalla C2 in Interregionale (con Moras presidente), in Promozione e in Prima Categoria (con D’Antuono). Non solo: venerdì 18 dicembre 1990 (venerdì nero… verde) Mauro Drassich, giudice del tribunale cittadino, dichiarò il fallimento della società.
ALTALENA - Il ramarro ripartì in gestione provvisoria, guidato da Bongiorno e Buset. Iniziò la risalita che riportò i neroverdi in Promozione (’93), Eccellenza (’95 con Rigo presidente, Espanoli ds, Da Pieve in panca e il sostegno economico del cav. Setten), serie D (’96) e finalmente di nuovo in C2 (2002 con Fedele in panca). L’anno dopo però, sempre per motivi economici, la Figc rifiutò la domanda d’iscrizione alla C2. Setten lasciò il ramarro a Mungari che iscrisse la squadra al torneo di Eccellenza, dal quale retrocedsse nuovamente in Promozione. Nelle casse non c’era più una lira.
ALLE STELLE – A salvare i neroverdi da un nuovo fallimento fu il sacrificio del Don Bosco che sotto la gestione Zuzzi (con Anzovino ds e da Pieve ancora in panca) aveva raggiunto la Promozione. Da quella “fusione” pilotata dall’allora sindaco Sergio Bolzonello e da Zanotel inizia la risalita: 2005 Eccellenza, 2006 serie D (2007 temporaneo ritorno in Eccellenza). Con l’ingresso in società e la scalata alla presdienza di Mauro Lovisa i neroverdi vincono il campionato di serie D e lo scudetto dei dilettanti (2014 con Parlato in panca). Deve piegare le ginocchia il ramarro (nuova retrocessione in D nel 2014) per saltare ancora più in alto. Re Mauro infatti non ci sta e paga mezzo milione per il ripescaggio in Lega Pro. Il resto è storia recente e cronaca con la semifinale playoff per la promozione in B del 2016 e quella di oggi al Franchi contro il Parma.
Panta rei, tutto scorre. A volte anche verso l’alto.
