Rossitto: "La soluzione è la fusione Sacile-Fontanafredda"
Manca una società in grado da far da traino a tutto il movimento. Quante volte è stata pronunciata questa frase? Ora c'è. Il Pordenone è fra i professionisti, reduce dalla miglior stagione della storia neroverde culminata nella semifinale playoff per la promozione in serie B. Lovisa non nasconde ambizioni e ipotizza per i ramarri addirittura la serie A nel prossimo decennio. Eppure la crescita del Pordenone non ha aiutato le altre realtà provinciali. Anzi nella stagione del boom neroverde la Destra Tagliamento ha perso due delle sue rappresentanti nel campionato di Lega D: Sacilese e Fontanafredda. Caso o conseguenza? Rifiuta decisamente il rapporto causa-effetto Fabio Rossitto, il personaggio forse più adatto a trattare l'argomento avendovissuto tutte tre le realtà. "A Fontanafredda - ricorda il Crociato -, grazie a un maestro di sport e di vita come Omero Tognon, mi sono fatto conoscere dopo gli eosrdi a Polcenigo. A Sacile sono arrivato dopo le esperienze con Udinese, Napoli, Fiorentina (con presenze anche in Nazionale), Belgio e Venezia. A Pordenone ho allenato in Lega D e in Lega Pro". Fabio è convinto che il ramarro "professionista" sia un valore assoluto per il calcio provinciale e regionale. "Coltiva le speranze e - si spiega - consente ai ragazzi di avere un obiettivo: vestire la maglia del Pordenone". Allora quali sono le cause della crisi provinciale? Sacilese e Fontanafredda vivono momenti di difficoltà a livello societario. A Cordenons (dove per altro esiste uno dei più consolidati club di tifosi neroverdi) c'è ancora la certezza di poter disputare la serie D dopo la promozione dall'Eccellenza. "Parzialmente - risponde Rossitto - la crisi del calcio è figlia di quella economica. Non è facile trovare un "malato" di pallone come Mauro Lovisa che metta sul piatto sacrifici, entusiasmo e un pizzico di follia. Ma non è solo questione di soldi. Mancano dirigenti e persone che abbiano voglia di far calcio, di mettere a disposizione il loro tempo. Manca organizzazione e c'è ancora troppo campanilismo. La situazione attuale richiede collaborazione, sinergie. Io vedrei bene una sorta di fusione o collaborazione fra Sacilese e Fontanafredda, sia a livello di prima squadra che di settore giovanile. Nessuno - scuote la testa Rossitto - può pensare di crescere curando solo il proprio orticello". La storia di Rossitto (dalla parrocchia di Polcenigo alla Nazionale) è un invito a credere nel sogno. "Io - sorride Fabio - non ho fatto "scuola calcio". Dai 5 ai 10 anni ho giocato libero, in parrocchia. Oggi le società spersonalizzano e manipolano i bambini. Impediscno loro di prendere iniziative. Li intrappolano in schemi. Tutto questo - giudica il Crociato - ci ha portato alla povertà tecnica di oggi. Ne soffrono tutti, dai club alla Nazionale. Creiamo piccoli automi e poi - scuote la testa Rossitto - andiamo a ingaggiare i talenti all'estero".
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