Sacilese Calcio, Ielo coinvolto nel crack del Lanciano e nella "sparizione" del Chieti Calcio
Pino Ielo, capocordata dei romani che hanno rilevato la Sacilese, coinvolto nel crack del Lanciano nel 2013. Lo racconta oggi il Gazzettino. Per la vicenda - si legge nell'articolo firmato da Pierpaolo Simonato, responsabile della pagina sportiva dell'edizione di Pordenone - è stato condannato a 2 anni e un mese. "Il Tribunale collegiale di Lanciano, presieduto da Ciro Riviezzo, aveva condannato tutti e 8 gli imputati del processo sul crac da 2 milioni di euro della Ss Lanciano, allora in C1. Il fallimento era maturato l’8 aprile del 2008. Le accuse, a vario titolo e con responsabilità diversificate tra i protagonisti, comprendevano bancarotta, riciclaggio di assegni, truffa, omessi versamenti di Irpef e Iva. Del gruppo faceva parte anche Giuseppe Ielo, per tutti Pino, imprenditore romano, oggi 56enne, capocordata del gruppo capitolino che nel dicembre2015 ha rilevato la Sacilese da Francesco Baù". Ielo, intervistato da Simonato, nello stesso articolo si difende: "È una vecchia storia. In quel Lanciano ero stato presidente del Consiglio d’amministrazione per 40-45 giorni, non di più. Poi, non vedendoci chiaro e capendo che non c’era correttezza tra i soci, mi ero dimesso. Successivamente sono stato accusato di non aver vigilato, come invece il ruolo mi imponeva. Naturalmente è ancora in piedi un ricorso in Cassazione su quella condanna, nei confronti del quale il mio legale ripone grande fiducia". Ielo coinvolto anche nella "sparizione" del Chieti Calcio nel 2006, quando dopo aver rilavato la società insieme a Paoo Di Stanislao, non la iscrisse al campionato di C2. "In questo caso la vicenda è diversa - obietta Ielo nello stesso articolo -. La squadra non era stata iscritta al campionato per problemi con il Comune sulla gestione degli impianti sportivi. Tutto il resto successe dopo. Ci sono le carte".
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