Sacilese Calcio, Nadal "La mia verità"
Romani, Croati, Veneti, Baù. Lidia Nadal racconta la sua storia della cessione della Sacilese. Lo fa perchè molti si chiedono cosa ci sia dietro e quali siano i rapporti fra vecchia e nuova proprietà. Come ha avuto inizio tutto? “In primavera avvisammo il sindaco che avremmo mollato. I primi a contattarci furono i “romani” che oggi trattano con Baù. Si ritirarono perchè dissero di aver trovato una soluzione locale. Poi arrivarono i Croati. Sembrava affare fatto, ma dopo un colloquio con l'avvocato Mazzarella tutto svanì. Infine un nostro cliente ci mise in contatto con Francesco Baù”. Subito amore e odio. “All'inizio sembrava avere i nostri ideali. Parlava di futuro per i giovani. Sposò tutto: Fiorin, Bisioli, la rosa assemblata”. Poi? “Cambiò idea, “tagliò” Bisioli e Giacomini. I giocatori vennero da noi. Cenammo insieme. Questo non piacque a Baù che cambiò le serrature della sede”. Dicono che abbiate lasciato pendenze. “Non più di 20 mila euro. L'accordo con Baù prevedeva che avremmo incassato il 70 percento dei movimenti giocatori. All'ultimo momento tolse questa clausola e si assunse debiti e crediti. Ha incassato tutto lui. Noi avevamo già pagato 19 mila euro di iscrizione e 31 di fideiussione. In Lega a nome Sacilese ci sono 25 mila euro per le cessioni di Sibilia e dei fratelli De Anna. Il decreto di Equitalia (14 mila euro, per contributi delle stagioni di Seconda Divisione, ndr) era un errore ed è stato ritirato”. E i soldi che chiede Fiorin? “Non gli dobbiamo niente. Il contratto è scaduto il 30 giugno”. Il vincolo a vita fatto firmare ai genitori dei ragazzi delle giovanili? “Fanno tutti così. Fiorin “escludeva” i veneti. Gli imponemmo di includere anche loro a copertura delle spese per il trasporto”. Perchè siete sempre al XXV Aprile, anche agli allenamenti? “Ci siamo andati per 10 anni. E' dura staccarci”.
