Sacilese, Sandrin: "Devo smaltire troppe amarezze. Ero convintissimo, potevamo ripartire”
“Ad un certo punto, dai conti che avevo fatto, avrei avuto a disposizione anche più soldi del minimo che serviva per ripartire”. E’ uno dei rimpianti di Luigi “Gigi” Sandrin, ormai ex segretario della Sacilese calcio, che a questo punto fatica a tacere. “Il rimpianto è enorme” conferma Sandrin. "Il leccese mi sembrava convinto, i romani disponibili, l’apertura di Lisetto e, a livello personale, dell’assessore Salvador, sommate assieme avrebbero permesso di ricostruire una bella cosa. Il matrimonio non si è fatto, non so neanche perché di preciso. Una ventina di giorni fa era il momento in cui tutto poteva collimare”.
ROMANI – Andiamo per ordine, partendo dagli attuali proprietari. “Li ho sentiti anche pochi giorni fa. Non capisco ancora perché siano venuti qui e quale fosse il loro intento. Hanno trovato terra bruciata dopo il passaggio di Baù, oltre agli ostacoli con il Comune e i vari pignoramenti. Tutti battevano cassa per i danni fatti da altri e hanno praticamente cambiato idea”. In ordine sparso, i soci dalla capitale dicono che iscriveranno la Sacilese. “Non c’è nessun segnale concreto, a parte le dichiarazioni sul giornale, sulla loro volontà di proseguire. La vedo un’impresa impossibile, oramai senza stadio, sede e società. La situazione si è ulteriormente aggravata, nessuno qua gli darà più credito”. Anche lei ha lasciato. “Ho consegnato chiavi e tutto quello che potevo passare a Sereno De Marco, che ha la delega per la gestione dello stadio, compresa documentazione e materiale presente in sede”.
LECCESE – Chi era costui? “Era un ex militare che aveva svolto servizio a Sacile. Aveva la moglie imprenditrice nel ramo tessile, per cui aveva pure lasciato la carriera con le stellette. Mi sembrava sincero, l'avevo avvisato che sarebbe stato massacrato dopo il passaggio di piemontese e romani. Lui cercava persone locali per appoggio. Lisetto poteva essere il presidente”. Personaggio non nuovo? “Baù lo aveva già contattato, a dicembre pareva passasse a lui la società, invece l’ha trasferita ai romani. Anche l’altro giorno mi ha chiesto novità, perché non ha più sentito nessuno. Anche questo matrimonio è saltato. Forse pure per diffidenza nei confronti di un’altra persona lontana. I dubbi è naturale che ci possano essere”.
LIVENTINI - “Sono la più grande delusione” sbotta Sandrin. “Ero convintissimo che dopo la parola di Ielo, che avrebbe regalato la società, si sarebbe trovato un gruppo che sommasse cento mila euro. Un importo che avrebbe avuto come contropartita un capitale di giocatori tesserati che valeva almeno altrettanto”. Invece? “Il dubbio viene a me: che la cosa fosse voluta. L’indifferenza nei confronti della Sacilese mi rende basito. Il sospetto è che fossimo mal visti nel territorio. Ho avuto più solidarietà da squadre lontane, che da quelle vicine. La politica poco ha fatto quando le cose andavano bene, tanto meno quando andavano male. L’amministrazione non ragiona con il cuore, altri a livello personale potevano dare una mano. Non sono una sorpresa, perché già il passato ha insegnato. A Pordenone le cose hanno funzionato in maniera diversa anche grazie a certa politica”. “Si spartiranno le nostre vesti” usa un’affermazione solenne Sandrin, per ribadire il concetto.
ARRIVEDERCI – Lei che fa? “Tante società mi stanno cercando, però ho vissuto questo ultimo anno in modo pesante, a volte fino alla nausea. Anche a dicembre, quando mi ero staccato, mi volevano altri club. Però sentivo che mi avrebbero richiamato in biancorosso e ho dato priorità alla Sacilese. Ringrazio soprattutto quelli con cui abbiamo condiviso questa stagione sacilese portata a termine. Se rientrerò sarà in modo tranquillo, devo smaltire troppe amarezze. Ero convintissimo, potevamo ripartire”.
