Zuzzi: "Difendiamo l'onore della città"
Più che socio di minoranza e presidente onorario, è padre nobile del Pordenone. Per Giampaolo Zuzzi un’intervista è quasi una tortura, ma procediamo.
Facendo riferimento alla situazione che stagnava a fine autunno, lei disse che c’era da vergognarsi per certe partite. Adesso?
“Siamo fra color che son sospesi. Sono rinfrancato, dopo che avevamo sbagliato tutto. L’ha già detto il presidente, ma dopo venti anni comincio a capirci qualcosa anch’io. Il salto nei professionisti comporta problemi economici e questo per noi resta un discorso affettivo. Non ci sono rientri, ho investito perché ritenevo di fare qualcosa per la mia città. Ritengo sia compiuto l’impossibile per far salire una squadra di provincia, o ex provincia oramai, e perché rimanga in serie C. L’errore non è stato cambiare la squadra di prima, abbiamo sbagliato le scelte dopo. Sono soddisfatto per il settore giovanile che prima non c’era e per la serie professionistica. La passione non sempre è condivisa dalla mia famiglia, ma mi sopportano e non mi contestano”.
Lei è contento, ma è il contante cio' che serve?
“Sono soddisfatto e penso che ce la faremo. Dobbiamo solo ringraziare di avere un presidente come Lovisa. Senza soldi non si va da nessuna parte. Mario Macalli, il presidente della Lega Pro, ce l’ha detto chiaramente alla prima riunione”.
Il ramarro fa la muta e il neroverde torna a brillare?
“Mi dicono gli esperti, i tre amici al bar, che a Venezia hanno visto giocare al calcio, a parte venti minuti nella ripresa. Adesso possiamo mettere in difficoltà chiunque, puntiamo a saltare i play out”.
Il Pordenone in Lega Pro, con i milioni di costi totali, è sostenibile a lungo?
“Bisogna fare sacrifici e noi soci siamo intenzionati ad andare avanti. Non c’è da preoccuparsi, facciamo fede ai nostri impegni. Se cambia la società, può cambiare in meglio. Ho settantadue anni, si può trovare uno che mi sostituisca”.
La scelta di sacrificare l’allora Don Bosco è avvalorata dalla Lega Pro, o le piange un po’ il cuore?
“Quella scelta l’ho fatta perché mi sento pordenonese. C’erano anche i salesiani che ci dicevano di non andare oltre la Promozione, perché non era il livello adatto per loro. Io e Vittorio Anzovino siamo stati fortunati, incontrando Paolo Zanotel e Sergio Bolzonello, trasferendo quindi i giocatori al Bottecchia. E’ una scelta che rifarei. Mio papà era nel Pordenone con Cirielli. Anche se adesso i miei figli non mi seguono”.
Se Mauro Lovisa prendesse altre strade?
“Con me non ne ha mai parlato. Forse pensava al contorno, ai tifosi, allo stadio. Lui non esce e, se fosse, noi non ne potremmo far fronte. Ma non ci sono i presupposti. Guardi che Lovisa conosce nome e cognome anche di Pulcini e Esordienti. Poi grida forse troppo, ma è un entusiasta”.
Sereno o preoccupato?
“Mi lascia sereno la compagnia di presidente e dei soci Maccan e Orenti. Preoccupato di non farcela, ma ci vuole fortuna. Sarebbe come vincere il campionato saltare addirittura i play out. Preoccupato perché non voglio tornare indietro. Comunque contento e senza attendere encomi”.
