Pordenone Calcio: Lovisa senior plaude Lovisa junior

05.12.2018 09:57 di Redazione TuttoPordenone  articolo letto 361 volte
Fonte: Gazzettino di Pordenone - Dario Perosa
Pordenone Calcio: Lovisa senior plaude Lovisa junior

“Ricevere da mio figlio la maglia neroverde con il numero uno sulle spalle è stata un’emozione grandissima”.

Atanasio Lovisa non ha ancora smaltito il tourbillon di sensazioni che gli ha procurato quell’inatteso omaggio pubblico venerdì scorso durante la presentazione in sala consiliare del municipio del progetto equity crowdfunding Pordenone 2020 che apre ufficialmente i battenti oggi. Non solo perché quel numero uno attestava che proprio lui è stato il primo sottoscrittore delle quote messe sul mercato dalla società presieduta dal figlio, ma anche perché lui, quella maglia l’ha vestita.

Il calcio e quello neroverde in particolare in casa Lovisa è una “malattia” con la quale tutti, parenti e acquisiti, devono convivere. Nel Pordenone hanno giocato nonno Atanasio, papà Mauro e anche Alessandro, fresco campione d’Italia Under 17, ora nella Primavera del Napoli, sotto gli occhi di Carletto Ancelotti.

“Le partite di Alessandro? Riesco a guardare solo i primi dieci minuti – racconta nonno Atanasio -, poi mi faccio prendere dall’emozione, il mio cuore “matto” comincia a correre e devo mollare. E dire – ripensa al passato – che io in campo ero considerato un vero duro dai miei maestri Bertoli, Rabitti e Tognon. Una volta – racconta – andammo a giocare un’amichevole a Torino contro la grande Juventus (c’era forte collaborazione a quei tempi fra le due società, ndr) e mi toccò marcare niente meno che Omar Sivori. Prima della partita mi fecero mille raccomandazioni: vacci piano! Le rispettai per un po’. Poi “el cabezon” provò a farmi uno dei suoi numeri e io ci andai dentro duro facendolo letteralmente volare. Tutti intorno a urlarmi addosso. Lui invece si alzò, mi diede la mano e alla fine negli spogliatoi mi regalò pure la sua maglia numero 10. Peccato – si rammarica ancora adesso Atanasio – che me la rubarono prima ancora di lasciare lo stadio”.

Lovisa senior ha vestito anche le casacche di Maniago, Rauscedo e Casarsa chiudendo a 32 anni nel doppio ruolo di giocatore allenatore. Il tutto senza mai distrarsi dalla sua occupazione principale di imprenditore.

“In azienda – racconta - ho cominciato a lavorare a 12 anni, quando mio fratello Angelo, nel 1953, venne richiamato sotto le armi per andare a presidiare il confine orientale dal pericolo d’invasione da parte delle truppe jugoslave del maresciallo Tito. E da allora non ho mai smesso di lavorare. Sto cominciando a farci un pensierino ora, a 77 anni”.

Pensare di mollare è una cosa, smettere veramente è estremamente difficile per chi come lui ha contribuito a fare della viticoltura friulana un autentico fenomeno internazionale. Atanasio Lovisa plaude l’iniziativa del figlio.

“Mauro vede sempre tutto prima degli altri – afferma infatti -. Anche in questo caso. L’azionariato diffuso nel calcio italiano è una novità assoluta. Chi arriva primo – sentenzia –, in qualsiasi settore, conquista il mercato. Sono certo che avrà successo”.

Si intuisce fiducia e affetto nei confronti del figlio.

“E’ un bravo ragazzo – riprende -, sia come imprenditore, perché ormai praticamente in azienda fa quasi tutto lui, che come presidente del Pordenone, visto che l’ha portato dai dilettanti regionali alle soglie della serie B. Oltre a tutto con soldi tutti suoi, personali, con interventi minimi della Vitis. Era bravo – ecco che riaffiorano i ricordi -, anche quando giocava a pallone. Una vera mania per lui. Già a sei anni – racconta -, quando lo portavo a vedere le partite, mi scappava sempre in campo. Poi crescendo ha cominciato a giocare pure lui ed è diventato bomber di razza. Difficile da fermare perché danzava con la palla, aveva un dribbling bruciante e pensava più velocemente degli altri. Per fermarlo ci sarebbe voluto uno tosto, ma veramente tosto. Insomma – conclude strizzando l’occhio Atanasio - uno come me”.