Papais: "Sono fra quelli che pensavano il Pordenone già retrocesso cinque mesi fa. Con l’arrivo di Rossitto adesso dovrebbe avere una marcia in più"

15.05.2015 18:33 di  Redazione TuttoPordenone   vedi letture
Fonte: Gazzettino di Pordenone - Roberto Vicenzotto
Papais: "Sono fra quelli che pensavano il Pordenone già retrocesso cinque mesi fa. Con l’arrivo di Rossitto adesso dovrebbe avere una marcia in più"

Giorgio Papais è un anno più giovane di Pradella (1961) e gli stava alle spalle nel centrocampo del Monza. Dove giocò in due tornate 1982-’84 e 1985-’87. Cinquantacinque più cinquantadue partite, con sei più quattro gol. Specialità della casa: punizioni bomba. Pure lui prelevato in Friuli da Ariedo Braida, dall’Udinese con cui esordì in serie A a diciannove anni. E’ un ex Monza che ha giocato nel Pordenone in serie D, allenato da Tita Da Pieve. Nomi a memoria Arcaba, Luigino Sandrin, Michele Giordano, Cleva, Scodeller e Pentore. E Mauro “Luisa” Lovisa?

“Pure lui, anche se andò via dopo pochi mesi a Tamai. Facemmo un buon campionato da neo promossa. Io soffrii problemi per una lesione al tendine d’Achille”.

Che Pordenone era?

“Fatto in casa, giocatori del posto. Il più lontano dalla provincia di Udine. A parte io, Carpin e Sandrin, era la squadra dell’anno prima, bei ricordi”.

Ritorna alla sfida con la sua ex società brianzola?

“Non sapevo neanche in che categoria fosse caduto il Monza, se non giocava contro il Pordenone. All’epoca,era una società piccola, dove si andava per pochi soldi ma con la possibilità di giocare e mettersi in mostra. Precisi e puntuali, erano attenti sui giocatori da prendere. Spesso in prestito, pagandoli pochi. Adesso al Milan Galliani si ripete, ma per necessità e non per politica societaria. Invece altre società dove ho giocato, tipo Piacenza, con politiche scellerate e come addetti ai lavori poveri dementi hanno fatto la fine che sappiamo".

Come pensa finirà?

“Sono fra quelli che pensavano il Pordenone già retrocesso cinque mesi fa. Con l’arrivo di Rossitto, allievo di Fedele, parlando poco e pedalando molto le cose sono migliorate. Ha detto bene Fedele nella vostra intervista, non servono allenatori bravi a parlare, serve uno come Rossitto. Sono contento che siano ai play out. Penso che il Pordenone sia avvantaggiato per l’entusiasmo diverso, per il traguardo raggiunto impensabile. Confido sull’aspetto fisico, il lavorare poi paga e Fabio fa lavorare. Adesso conta più quello di quello tecnico. Se dovessi, puntarei sulla squadra arrivata penultima, che abbia agguantato i play out vincendo la partita della vita, perchè ha uno spirito superiore a chi si gioca i play out ma aveva la possibilità già di uscirne. Di testa il Pordenone dovrebbe avere una marcia in più".

Ma scusi, lei non allena proprio più?

“Ho abbandonato il calcio, o il calcio mi ha abbandonato. C’è poco o niente, non c’è qualcosa in termini di programmi. Vedo squadre senza né capo né coda, con una presunzione dei dirigenti che neanche nei professionisti avevo trovato”.