Pordenone, la grande delusione, la grande speranza, il grande rischio

25.05.2015 08:50 di  Redazione TuttoPordenone   vedi letture
Fonte: Gazzettino di Pordenone - Dario Perosa
Pordenone, la grande delusione, la grande speranza, il grande rischio

Dura, durissima da digerire la sconfitta di sabato del Pordenone al Bottecchia con il Monza (0-2). Alzi la mano chi l'aveva prevista. Dello "spareggio" la scorsa settimana si è parlato anche in fila verso la cassa al supermercato. Pure chi non si è mai interessato di calcio e non saprebbe mettere insieme due nomi della rosa ha tifato neroverde. Ieri nei bar la prima notizia ad essere cercata sui giornali, dopo il rimborso delle pensioni, è stata quella "del Pordenòn". Si chiedono tutti: "E adesso?".
GARA DUE - Adesso c'è gara due da giocare, sabato a Monza (inizio alle 16). Per salvarsi il Pordenone dovrebbe vincere con 3 gol di scarto. In caso di parità fra reti segnate e subite fra le due contendenti si salverebbe il Monza, piazzato meglio (sedicesimo) al termine della stagione regolare rispetto al Pordenone (diciannovesimo). I gol in trasferta non valgono il doppio come nelle coppe. In tutta onestà è difficile sperare in una goleada neroverde. Nei tre confronti precedenti con i brianzoli il Pordenone ha sempre perso e non è mai riuscito a segnare. L'invasione neroverde del Brianteo (stadio dei biancorossi) non ci sarà. Andranno gli inguaribili ottimisti e gli irriducibili fedeli.
RIPESCAGGIO - Il Pordenone non retrocederà, comunque vadano le cose. Nemmeno la più incongruente Lega e la più disorganizzata federazione possono permettersi il lusso di perdere una società a posto con i conti. Pordenone e il Pordenone hanno tutto per meritarsi il ripescaggio: conti in ordine, uno scudetto dilettanti alle spalle, l'accesso ai playout, impianti da serie A, un settore giovanile florido che si sta facendo conoscere a livello nazionale, è l'unica regionale in C, la seconda società (dopo l'Udinese) della regione, e ora (con i 2600 della notturna col Como, i 2300 della gara con l'Albinoleffe e i 1600 di gara uno col Monza, numero massimo di tagliandi riservato ai tifosi di casa dalla Lega organizzatrice) pure un portafoglio di spettatori paganti invidiabile. Certo bisognerà trovare qualcuno che segua (e conosca la materia) l'iter delle pratiche nei meandri di palazzo.
CACCIA APERTA - Il rischio è che tutto venga reso più difficile dall'emotività del momento. Dieci giorni orsono, fuori onda, Mauro Lovisa ci aveva rassicurato. "So di aver commesso degli sbagli a inizio stagione - aveva ammesso -. Dovuti all'inesperienza mia e delle persone alle quali mi sono affidato. Non li ripeterò. Adesso so cosa fare". Pesano le scelte di allenatori (Zauli e Foschi, ndr) e di giocatori "raccomandati" da procuratori improvvisamente "amici". A cambiare la storia del campionato neroverde è stato un tecnico, Fabio Rossitto, non certo "suggerito" o "sponsorizzato" da un procuratore, ma da veri amici. Nel cominciare a tirare le somme della stagione re Mauro ricordi non solo chi gli compose la rosa d'agosto, ma anche chi gli ha suggerito i petali di dicembre. Bjelanovic in primis, arrivato già rotto, 5 mesi da turista a Pordenone. Andrea Migliorini, una manciata di gare da "messia" per poi cadere nell'anonimato. I "rinforzi" arrivati spompati da ricostruire e i giocatori "ricostruiti" lasciati partire.
CONVERSIONE - Solo domenica, dopo la sfida con il Monza, re Mauro ha pronunciato la prima vera critica a Bjelanovic. "Inguardabile - ha sentenziato -. Ha la differenza, ma all'incontrario". In precedenza aveva sempre sottolineato la presenza importante, l'esperienza, l'intelligenza del croato che soltanto lui e pochi altri vedevano. Soltanto domenica ha lodato pubblicamente il "cuore" di Denis Maccan, l'ultimo ad arrendersi. Prima aveva sottolineato la scarsa lucidità del capitano in area, dove Denis arriva stremato e ferito dagli scontri con l'intera difesa avversaria. Bjelanovic e Maccan simboli degli amici nuovi e degli amici di sempre. Nessuno dei due ti può far vincere se gli altri sono più forti, ma puoi star certo che i secondi avranno lottato per loro stessi, per la società, per i tifosi e per la città.