Rossitto chiese scusa, Brevi se ne va sorridendo

25.05.2015 08:56 di  Redazione TuttoPordenone   vedi letture
Fonte: Gazzettino di Pordenone - Dario Perosa
Rossitto chiese scusa, Brevi se ne va sorridendo

Riavvolgiamo il nastro e riguardiamo al rallenty i minuti a cavallo del fischio finale del signor Dei Giudici (nome adatto alle vicende di Lega Pro) di Latina. Prestazione senza infamia e senza lode la sua. E' già qualcosa di questi tempi. I ramarri in campo buttano inutilmente gli ultimi palloni verso la porta di "Superman" Alfonso De Lucia (quello accusato al processo di Cremona, da Hristyian Ilievsky, capo degli "zingari", di averlo aiutato a falsare il risultato, 4-1, di Bari-Livorno quando difendeva la porta dei toscani).
Sulla curva del velodromo, ombrelli aperti, Sergio Bolzonello assorbe la gesticolante delusione di Mauro Lovisa.
I tifosi di casa nel settore gradinata scoperta continuano a cantare la loro fede neroverde. Canto grave e triste sotto la pioggia. Diverso ritmo ha quello dei supporters biancorossi che danzano insieme, in file, avanti e indietro nella loro metà. Fumi neri salgono dai cervelli dei paganti in tribuna e si addensano sotto la copertura rendendo l'atmosfera pesante e irrespirabile.
Sfila accostato al plexiglass sotto tante facce lunghe un uomo sorridente. Raggiunge l'uscita prima del fischio finale. E' Oscar Brevi, ex capitano del Torino dal 2005 al 2007, ex tecnico di Como, Cremonese (esonerato), Catanzaro (non confermato) e Spal (esonerato). E' cavallo della scuderia di Giorgio Zamuner. Destinato, secondo i colleghi del procuratore (esperto di mercato del presidente) a sedere sulla panca neroverde la prossima stagione.
Fischia Dei Giudici. La gente della tribuna sfolla. Lascia la panca anche "talismano" Pinzin e raggiunge il tunnel. Restano sotto la pioggia gli ultrà a cantare e ringraziare ugualmente Rossitto e i suoi per aver recuperato una situazione disperata a metà dicembre e tenuta in vita la speranza sino a fine maggio. Il Crociato chiama a raccolta la truppa ferita nell'orgoglio più che nel fisico. Si inchinano i ramarri a chieder scusa ai tifosi per una battaglia persa che potrebbe tanto tristemente quanto ingiustamente compromettere l'esito della guerra