Pordenone Calcio: Tesser e quell’impresa con i Ramarri che rimarrà nella storia del calcio

18.06.2020 17:42 di Redazione TuttoPordenone   Vedi letture
Pordenone Calcio: Tesser e quell’impresa con i Ramarri che rimarrà nella storia del calcio

Capita di sognare, ma anche di finire per terra bruscamente, se non si hanno le giuste qualità e i valori per rimanere in alto. Centrare la serie B, per la prima volta nella sua storia, è stata una di quelle emozioni che difficilmente i tifosi neroverdi possono dimenticare, andando contro ogni pronostico. Un percorso che ha fatto le fortune anche degli appassionati di scommesse calcio che hanno puntato sulla squadra guidata da Attilio Tesser ad inizio stagione per la promozione nella serie cadetta, andando un po’ contro ogni tipo di pronostico.

Tesser, prima di tutto grande uomo oltre che allenatore intelligente e preparato, con il Pordenone ha raggiunto la promozione numero quattro della sua carriera. Impossibile non ricordare la cavalcata con il Novara, con la squadra piemontese che riuscì nel pazzesco doppio salto dalla Lega Pro alla Serie A, senza dimenticare un’altra impresa, quella con la Cremonese, che nel 2017 riuscì a riportare in Serie B dopo ben 11 anni di assenza.

È importante dare il giusto credito ad un allenatore che ha saputo trasformare la compagine friulana, che da diverso tempo sognava la serie cadetta, ma che solo da pochissimo tempo ce l’ha fatta sul serio a conquistarla. E, adesso, non vuole affatto smettere di stupire, puntando dritto verso la promozione in Serie A. E i tifosi neroverdi ne hanno ben donde di sognare ad occhi aperti. D’altra parte, è sempre bello raccontare favole come queste nel mondo del calcio attuale, troppo spesso dominato esclusivamente dal denaro.

Pordenone come l’Italia nel 2006?

Potrebbe essere un paragone effettivamente complicato da spiegare, ma in fondo la promozione, per la prima volta nella sua storia, del Pordenone in Serie B è un’impresa che, con le dovute proporzioni ovviamente, si può rapportare a quella che fece l’Italia nel 2006, conquistando i Mondiali di calcio stupendo un po’ tutti.

Solo che nel caso degli azzurri il gruppo si cementò soprattutto in seguito alle polemiche legate alla vicenda di Calciopoli, come ha ammesso anche l’ex centrocampista della Nazionale Simone Perrotta in una recente intervista a L’insider. Gli addetti ai lavori che, nel raduno di Coverciano che precedette la partenza in Germania, non esitarono nell’etichettare come bolliti non solo i giocatori, ma pure l’allenatore Marcello Lippi. Eppure, il mister toscano, nonostante fu quasi sul punto di abbandonare, decise di difendere a spada tratta il gruppo, ringhiando spesso e volentieri contro i giornalisti.

Una linea di difesa dura, complicata e che fece, però, da vero e proprio parafulmine contro tutto quello che si stava scatenando all’esterno. Gli azzurri arrivarono in terra tedesca con una grande ferocia agonistica, con tutta la voglia di questo mondo di dimostrare, con i fatti, il contrario e mettere a tacere ogni tipo di voce. E fu proprio quella carica speciale che unì ancora di più il gruppo, che non si lasciò affatto dividere dalle critiche, ma fu in grado di stringersi il più possibile. Un gruppo in cui nessuno, anche grandi campioni, dissero mezza parola quando si trattava di dover iniziare il match in panchina. C’era un bene superiore a tutti gli altri: la squadra. E la vittoria del Mondiale, come accadde proprio quel magico 9 luglio.