Pordenone Calcio, il tifoso Fedele: "I Ramarri andranno in serie A!"

18.06.2020 08:30 di Redazione TuttoPordenone   Vedi letture
Fonte: Il Gazzettino di Pordenone - Dario Perosa
Pordenone Calcio, il tifoso Fedele: "I Ramarri andranno in serie A!"

“Il Pordenone andrà in serie A!”.

L’ottimistica previsione è di Adriano Fedele, ex ramarro sia in campo (54 presenze e 3 gol in due stagioni fra il 1983 e il 1985) che in panca (1987-88), tuttora amatissimo in riva al Noncello.

"Vedo nel clan neroverde lo stesso entusiasmo che animava l’Udinese quando nel 1992, con la mia guida tecnica, venne promosso nella massima serie. Entusiasmo e voglia di arrivare che oggi non riscontro più nei bianconeri. A Udine sembrano ormai paghi di quello che hanno raggiunto e puntano da anni solo alla salvezza. A Pordenone invece Mauro Lovisa sta facendo le cose in grande. Chi avrebbe mai immaginato nel 2007, quando prese in mano la società nel campionato regionale di Eccellenza, che oggi saremmo stati qui a parlare di promozione in serie A? Peccato che a Pordenone non sono in tanti, oltre a lui e ai suoi soci, a capire quali vantaggi comporterebbe per tutta la città – si rammarica Fedele - avere una squadra nella massima serie. Nella Destra Tagliamento non c’è nemmeno uno stadio dove eventualmente giocare le partite della massima serie. Il Bottecchia era già a rischio per la serie C. Dopo il salto in B della passata estate i ramarri sono stati costretti a emigrare alla Dacia Arena di Udine. Ora la politica a Pordenone si sta dando da fare per adattare il Tognon di Fontanafredda per la serie B. Operazione tardiva perché io sono certo – insiste Adriano - che i ramarri, proprio per l’entusiasmo che li anima, hanno tutte le possibilità di compiere un nuovo esaltante salto in questo 2020 festeggiando nel migliore dei modi il centenario dalla fondazione della società”.

Fedele ritiene che pure la situazione d’emergenza creata dalla diffusione del Corona virus possa favorire l’exploit dei neroverdi.

Sì – spiega rafforzando il concetto inziale – perché il Pordenone sta dimostrando di affrontarla forte della sua organizzazione. Non è così da altre parti e questo alla ripresa potrebbe fare la differenza. Del resto – scuote la testa l’anticonformista Adriano – non ho visto grande organizzazione nemmeno nel modo in cui il palazzo ha gestito il momentaccio. Io personalmente allo scoppio della pandemia avrei bloccato tutto: campionati conclusi, classifica congelata; se ne riparla a settembre con l’inizio di una nuova stagione. Invece ancora una volta gli interessi economici hanno avuto più importanza dei pericoli per la salute dei giocatori. Si è deciso di far tornare tutti in campo perché altrimenti sarebbero stati bloccati i proventi derivanti dai diritti televisivi. Ho visto in televisione le partite di coppa Italia fra Juventus e Milan e fra Napoli e Inter. Si capiva che i giocatori sono stati fermi per quasi tre mesi o che si sono allenati in maniera diversa dal solito. Ho visto errori nel controllo di palla e nei passaggi che non si vedono nemmeno nelle categorie dilettanti regionali. Giocatori in campo e spalti vuoti: che senso ha – si chiede inoltre Adriano - uno spettacolo senza pubblico?”.

Fedele ha vissuto dieci stagioni in serie A con le casacche di Bologna, Inter (ai tempi di Facchetti, Mazzola e Boninsegna) e Verona. In nerazzurro ha vinto la coppa Italia nel 1978 e con la casacca del Verona ha conquistato la promozione in serie A nel 1982 prima di chiudere la sua carriera da giocatore proprio a Pordenone in C2. Il suo arrivo dal Verona militante in serie A fece ovviamente grande scalpore. Era il Pordenone di Pighin presidente, Gregoris amministratore delegato, Espanoli e Bidoia alla direzione sportiva e di Persi segretario.

“Era un calcio totalmente diverso – è il rimpianto dell’Adriano – dove contava quello che sapevi fare con la palla più che gli schemi. In campo ti sentivi libero e alla fine vinceva chi sapeva fare le cose nel modo migliore”.

Fedele chiude l’intervento con una promessa.

Ai tifosi neroverdi – afferma – dico di stare vicini alla squadra anche in questo momento in cui l’accesso agli stati è vietato. Il calore dei supporters è percepito dai giocatori anche da lontano. Speriamo di tornare presto sugli spalti perchè questo significherebbe che i pericoli della pandemia sono alle spalle e anche perché – ammette – ne abbiamo bisogno tutti. Agli amici pordenonesi prometto che sarò fra coloro che in piazza XX Settembre festeggeranno la storica conquista della serie A”.