Pordenone Calcio, Lovisa: "La salute al primo posto; finire i campionati sarebbe cosa di buon senso"

03.04.2020 17:09 di Redazione TuttoPordenone   Vedi letture
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Pordenone Calcio, Lovisa: "La salute al primo posto; finire i campionati sarebbe cosa di buon senso"

Mauro Lovisa, presidente del Pordenone Calcio ha parlato ai microfoni di TMW Radio.

Una situazione paradossale, quale è la sua testimonianza diretta in merito?

"Si dice sempre di tutto di più, si sentono tante cose, ma in questo momento il silenzio per i morti credo sia la miglior cosa. Dobbiamo cercare di uscirne con intelligenza, affidandoci agli esperti, parlar poco e fare tutti la nostra parte".

C'è però il nodo della ripresa delle attività. Partendo dal presupposto che la salute è la prima cosa, quale è la sua posizione in merito?

"Che la salute sia al primo posto, è fuori discussione. Ma finire i campionati sarebbe cosa di buon senso, soprattutto perché mancano solo 10 giornate, e non terminarlo creerebbe un sacco di problemi, si passerebbe un'estate e un autunno nelle aule dei tribunali perché ci sono regole scritte prima, circa retrocessioni, promozioni e vari spareggi, che tanti club vogliono veder rispettate. Non sottovalutando poi il fatto che ci sono in mezzo anche le tv che comandano il calcio in questo momento, inutile negarlo: chi darebbe poi indietro i soldi alle tv? Sono danni importanti. Si deve ripartire, va fatto un sacrificio, tutti quanti. Io comunque ho già parlato con Gravina e con alcuni presidenti di B: per me sono necessari i tamponi a tappeto. E noi, come Pordenone calcio, alla ripresa, faremo tamponi a giocatori, staff e familiari, e dentro la nostra struttura entreranno solo coloro che lo hanno fatto, ripetendo la cosa anche una settimana dopo specie se magari qualcuno manifesta sintomi. Pretendendo che in questa fase i tesserati frequentino solo i familiari stretti”.

C'è però anche il problema degli spostamenti delle squadre qualora riprendesse il campionato.

"L'ambiente dove andiamo a giocare deve essere al 100% isolato, così come l'albergo che ci ospiterà. E ho dimenticato un particolare. Con lo staff medico stiamo valutando anche le analisi del sangue, io sono attento a questa cosa, che sarebbe un'ulteriore certificazione: ecco perché il 20 aprile potrebbe essere una data per riprendere l'attività, ma con intelligenza. Ho visto che in Bundesliga lo Schalke ha ripreso gli allenamenti, tutti distanti e dopo, credo i test: così facendo si può riprendere, si può riattivare tutto il movimento".

Parlando di calciatori spesso si cade nel populismo. Portare avanti la stagione per dei mesi consecutivi, senza di fatto ferie, potrebbe essere un esempio per tutti?

"Giocare a calcio è una delle più belle cose al mondo, non vedo il problema nel continuare a farlo anche in estate. I miei ragazzi lo sanno, la cosa che non voglio mai sentire è che sono stanchi, si deve essere contenti nel fare due ore di allenamento al giorno: possono essere mentalmente stressati, ma no stanchi. Quindi non vedo il problema nel giocare a giugno, luglio, agosto, fare una settimana di sosta e riprendere. La situazione stipendi va poi trattata singolarmente, io a esempio ho giocatori che hanno due figli a carico e mi metto la mano sulla coscienza, altri che hanno situazioni differenti possono mettersi a tavolino a parlare".

Ma qualora proprio non si riuscisse a proseguire, lei è favorevole al congelamento della classifica o è aperto a una riflessione diversa?

“Facciamo ragionamenti validi, tutti vogliono pensare al proprio orticello, ma si deve ragionare a 360°. Capisco tante cose, ma si deve riprendere a giocare, ci sono troppi aspetti negativi sennò: purtroppo, anche di fronte alla morte, il mondo deve andare avanti. Come è stata veloce la parte negativa, lo deve essere anche quella positiva. Ma se proprio non si riuscisse, playout e playoff sono l'ultima soluzione: una partita secca con le attuali regoli, perché noi, come tanti, abbiamo fatto degli investimenti. Ma credo comunque che il 90% dei club vuol riprendere, la volontà della maggioranza è quella. Almeno in Serie B. Anche se poi, come in A, ci sono due- tre club che invece vogliono far diversamente, non è difficile capire quali: in Friuli 1+1 fa sempre 2".

A tal proposito, come andrà a finire in Serie A?

"Mi pare di vedere che ci siano presidenti abbastanza focosi sulle loro posizioni. La cosa che dico, comunque, è che si deve sempre stare attenti alle dichiarazioni, perché si rischia di scatenare ultras e tifosi, muovendo cose troppo delicate. Ma anche in questo frangente, si devono fare ragionamenti di logica e buon senso".

Può essere questa l'occasione per provare a ripensare il sistema calcio?

"Abbiamo già talmente tanti problemi a finire questa stagione, quindi andiamo per gradi. Anche se dopo dovremmo metter mano alla situazione, una riforma serve, ma sempre con intelligenza e logica. Ci devono essere regole certe, faccio l'esempio della B, che è già abbastanza anomale e ogni anno cambia circa il 30% della governance: chi arriva, deve trovare regole già stabilite, ben chiare per tutte, no mutevoli. E lo stesso vale per le altre leghe. A ogni modo, non è solo un discorso di categoria, ma di rifondare appunto il calcio".